26/10/2004
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...no best is quite so good you don't conceive a better...
La mia modernissima stazione meteorologica interiore (la cui esistenza mi regala fama di persona sensibile), registra in questi giorni fenomeni di straordinaria intensità. Saltando a pie' pari la fase della tristezza abissale che è ormai in archivio, mi sento in dovere di avvisare che questo preciso momento è uno di quelli in cui la sottoscritta è investita da una corrente estatica di proporzioni cosmiche. In poche parole, sfido chiunque a deprimermi. Nonostante non ci sia un filo di vento ad allietare questa serata di saldi ottobrini, i campanelli appesi sul ponte di poppa suonano melodie celestiali e nelle tenebre sbocciano i fiori di qualunque pianta da fiore, o alternativamente germogliano germogli fuori stagione, richiamati dal mio umore-sirena a sollevare il capo dalla loro coltre di terra e fondi di caffè e a godersi in chiacchiere una serata speciale. Nell'aria si diffonde un profumo di sesamo tostato. Fenomeni che solo la tromba di Miles Davis è in grado di generare, sia nella versione ho qualcosa da dirti adesso che in quella da escavatrice dell'anima. Sarà forse l'effetto di un pomeriggio passato a maneggiare linguaggio, alle prese con una traduzione capitata un po' per caso. Parole da prendere per mano e guidare, parole in assemblea, parole in sciopero, parole da convincere ad assumere quel significato senza un aumento di stipendio. E ad ogni angolo un paesaggio che incanta, di quelli che se sei solo non puoi far altro che morderti il labbro per l'occasione mancata da tutti gli altri. Il paesaggio dei gerundi, ad esempio, che danno all'italiano quell'aria da navigato vagabondo attrezzato per qualunque situazione. Ti avventuri nelle risorse di un'altra lingua e non trovi che eleganti signori in giacca e cravatta e non puoi sperare che serbino un coltellino svizzero nella ventiquattr'ore modello rigido. I nostri gerundi creano periodi con le tasche piene e la valigia coperta di adesivi, che in altre lingue non si possono rendere altrimenti che mettendo in riga un certo numero di turisti giapponesi, singole frasi sincopate che acquistano in ritmo ma perdono in pathos. Ma c'è da dire che in altre lingue si incontrano singole parole coraggiosamente disposte a portare pesi semantici che in italiano bisognerebbe assumere almeno quattro parole-operaie con regolare contratto e un'adeguata indennità di rischio di incomprensione. Parole, parole da cercare col lanternino in vicoli male illuminati, fermandosi a contrattare con improbabili cambiavalute lungo muri scrostati, con la sensazione di aver fatto un cattivo affare, pagando una commissione sempre troppo alta. Brrr…adoro frequentare questi bassifondi. E già pregusto sogni perfetti. Buonanotte. |
20/10/2004
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Tornata. Dopo una massiccia dose di straniamento. Chissà perché essere assente in certi momenti diventa l'unico modo di essere presente. Forse è solo un modo di far combaciare l'interno con l'esterno: mi sento assente e allora mi assento per farmi visita. Fatto sta che una volta immersa nello sconosciuto mi ritorna in circolo una sensazione antica quanto la mia memoria, la sensazione di sentirmi crescere. Sento distintamente una specie di lieve scricchiolio, un rassicurante rumore di fondo, lo stesso di quando giocavo per ore e ore a lanciare la palla contro il muro e ogni lancio era diverso, così come ogni presa (o non presa); diversa la traiettoria, la forza, la posizione delle mani nella presa, la sensazione tattile, il peso della palla, l'impatto sul muro con quella leggera istantanea deformazione, il modo in cui cambiava la luce, il rumore, il tempo di ritorno, la mia reazione nel sentirmi alternativamente impegnata e disimpegnata, chiamata a prendere al volo e poi per una manciata di secondi libera di osservare la superficie del mio compagno di giochi, duro da andarci a sbattere ma gentile come nessun altro nella sua instancabile collaborazione. Molto più realisticamente, a quel tempo, nulla si ripeteva due volte nello stesso modo ma tutto partecipava a uno stesso gioco intrigante e misterioso di somiglianze e differenze. Forse anziché partire potrei procurarmi un caleidoscopio, se non sentissi il bisogno imperioso di sperimentare la vita anima e corpo, onda e particella.
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14/10/2004
12/10/2004
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Meanwhile
…nel frattempo…nessuno poteva immaginarlo (e perché poi?) ma non è che non ci fossi perché non mi andava o perché ero impegnata nei preparativi per il viaggio imminente. È che si è verificato un errore, poi un altro, poi mancava un driver di periferica (un autista disposto a guidare sulla linea romana 105?)…poi improvvisamente il malefico loop: il pc si riavvia e quando arriva a riavviarsi ci prende gusto e decide di farlo ancora e ancora e ancora… Esauriti i sotterfugi, gli stratagemmi, le suppliche e gli incantesimi sono passata agli anatemi e poi al paziente (?!) disassemblaggio e riassemblaggio pezzo per pezzo (col marinaio più anziano della nave che alla parola assemblaggio partiva con il solito racconto di quella volta che assaltarono la queen qualcosa). Tempo che passa, a friggere sulla sedia fissando lo schermo a ogni riavvio come dovesse apparire l'oracolo, ma anche un qualunque presentatore televisivo ad annunciare che hai azzeccato la formula e che ora funzionerà tutto come prima e anzi, al glorioso ritorno sul tuo blog troverai un commento dell'alieno perdutamente innamorato che hai appena sospirosamente sfrattato insieme al suo indegno compare (accidenti, neanche il tempo di raccontare l'epilogo dell'invasione dei complanetari…). Ma niente, il tempo passa e a poco a poco precipito nel gorgo di quel linguaggio infido da maggiordomo che il pc adotta quando qualcosa non funziona, fino a restarne inebetita. Qualunque sia il messaggio, sembra sempre che si sia appena conclusa un'operazione definitiva: la raccolta informazioni è stata completata, si desidera riavviare il computer ora? -mais non, prenderei volentieri una tazza di tè prima di procedere al riavvio monsieur, preferisco attendere. Io di solito aspetto, aspetto una telefonata, aspetto agli appuntamenti, aspetto prima di agire per non mettermi nei guai (oh quanto poco, oh quanto spesso). Il pc-maggiordomo mi chiede invece di attendere, il che mi evoca un aspettare in comodità, con un ventaglio di facilities a disposizione, un lussuoso campionario di opzioni e strumenti e risorse e preferenze. Tutta scena. Di solito c'è una e una sola cosa da scegliere. E spesso si chiama formattazione. L'ultima spiaggia. Che può anche significare il restare di fronte a uno schermo blu eclettico a contemplare un capolavoro logico del tipo formattazione 0% completata finché non raggiungi lilluminazione attraverso la comprensione profonda della differenza fra zero e uno. L'unica distrazione (o forse l'unica compagnia) è stata un'ape vestita al solito modo che ronzava nervosamente attorno ai faretti del soffitto cercando di impollinarli. Mi è parso doveroso avvisarla che avevo nel case un controller raid, just in case. Ma l'ape alogena ha continuato a corteggiare i suoi fiori psichedelici mentre il Sistema avvisava me che il boot device non era accessibile. Non è un buon motivo per rifiutarsi di funzionare, come se io mi rifiutassi di muovere un passo perché non riesco a trovare gli stivali negli scatoloni del trasloco... Se stasera sono qui è perché c'è stato un lieto fine e come sempre capita con le piccole ossessioni, quando sono concluse quasi quasi ne hai un bel ricordo, almeno nel loro aspetto di estraniamento. E poi, se prima l'interno del mio computer sembrava una ricostruzione in miniatura di Pompei, ora con la nuova scheda madre sembra Las Vegas. Vuoi mettere?
[La canzoncina, per chi la sente, l'ho lasciata dal post precedente perché è emozionalmente troppo esatta per le piccole fibrillazioni che stanno animando i Kudra-sotterranei]. |
09/10/2004
Mi è venuta voglia di partire e mi sono chiesta dove andare. A volte basta affacciarsi alla finestra per trovare risposte.

04/10/2004
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La situazione è critica, amici. Ora vi spiego. Di solito queste fasi di contatto non durano più di una settimana: si rivede la missione, si parla degli eventuali problemi di trasmissione e della qualità dei rapporti inviati, di solito ineccepibili (non per vantarmi). E si definisce la quantità di ricambi necessaria alla mia missione. Ma stavolta qualcosa è andato storto. D'accordo, nell'ultimo anno mi sono distratta parecchio, ho fatto qualche errore di trasmissione, ho preso il vizio di scrivere, conseguentemente richiedendo una quantità di dita e di cuori di ricambio che non poteva passare inosservata. Eppure ero certa che nessuna di queste anomalie fosse tale da compromettere la mia posizione… Il guaio è che il mio soggiorno terrestre ha prodotto effetti collaterali che hanno reso nebulosa la mia altrimenti cristallina capacità di giudizio. Ho parzialmente assorbito quella melassa emozionale che qui chiamano disinvoltamente "senso di colpa". Così quando ho visto atterrare sul ponte della nave un'astronave delle nostre ho pensato subito a un'Ispezione. E ho tralasciato alcuni evidentissimi particolari che rendevano quei due figuri alquanto improbabili come agenti del controllo interplanetario. Per farla breve (anche perché mi tocca scrivere di nascosto), i due figuri in questione altro non sono che due balordi che hanno carpito le informazioni inviate dalla Terra e ne hanno ricavato l'impressione di una specie di paradiso. Allora si sono impadroniti di un mezzo adeguato e sono sbarcati qui spacciandosi per agenti speciali della divisione Caccia agli Inteneriti. Ci ho creduto per non più di cinque minuti…e. intendiamoci, che non sia vero è un sollievo, ma ora ho a bordo questi due che penzolano come cuccioli di cerpicas, tracannano birra, giocano a freesbee coi cd e si inebetiscono di video musicali anni '70. Capirete perché è fondamentale evitare che scoprano il computer e le sue potenzialità. Ho detto loro che il monitor lcd è una lampada a raggi ulpianici, indispensabile a mantenere il mio incarnato credibile per i terrestri. Credo che abbia funzionato: solo la parola incarnato li ha fatti sghignazzare per una mezz'ora... Ora devo andare. Vi terrò informati, durante le sedute di lampada (hihihi). Si accettano consigli di ogni genere per liberarmene. Non ne posso più di quelle vocine stridule che mi chiamano di continuo da prua a poppa: Kuuuuuudraaaaaa..
Kudra Invaded
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