25/05/2005
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Quando la stanchezza fa voglia di piangere…farebbe bene un bagno o una passeggiata ma il tempo è scaduto e scaturiscono solo parole strette in cordata come i muscoli della schiena beffardi non se ne vanno mica a spasso a esercitare creatività, loro che possono, ma si incanalano lungo i percorsi scavati dalla consuetudine posturale e dai manuali di anatomia e fisiologia per infermieri.
In modalità risparmio energetico viene meno l’esigenza di spiegarsi, va bene tutto: basta che resti un’intercapedine di spazio vitale dove possano alloggiare sette corpi sottili e un vigile urbano per ogni chakra nel pieno rispetto della 626 antincendio haccp salavalatesta beghelli e un minimo di privacy opportunamente richiesta entro i termini prescritti all’Inafferrabile Garante secondo il decreto legislativo 196/03. Tutto il resto non è un problema mio. Sono libera: posso scegliere il mio gestore di telefonia a scatti d’ira, la mia azienda di fiducia per la rimozione di rifiuti tossici e ingombranti, il mio fattore di protezione UVA, UVB e prossimamente su questi schermi tutto l’alfabeto, il mio fornitore personalizzato di metano-ti-dà-una-mano che se scelgo di usare il gas per guadagnare un’intercapedine modello infinity mi regalerà punti fiammella, nonché un bonus di 500 metri cubi per ogni amico che ho convinto a gasarsi invece di usare il solito squallido veleno. Quante succulente opportunità da prendere al volo, quante ammiccanti proposte maturano alle alte temperature! Profferta valida fino al 30 giugno 2005, vedi prospetto informativo, leggere attentamente le avvertenze scritte in piccolo e se la vista non ti assiste partecipa al mese della prevenzione e se la vista è già andata c’è sempre il mese dell’allegra rassegnazione (download in corso, 12 oggetti rimanenti, disponibili per l'adozione a distanza).
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17/05/2005
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Ho letto su un manuale di ecologia domestica che lo scarafaggio (Blatta Orientalis) non ama i profumi intensi e in particolare detesta le leziose fragranze pensate per la femmina umana (Homo Sapiens). Eppure ho incontrato una colonia di blatte orientali, che approfitto per salutare, che smentivano tale assunto. Ero in un lontano paese orientalis che facevo tante cose tra cui, per sopravvivere, la bambinaia con vitto, alloggio e argent de poche (che ho scoperto con piacere che cosa fosse per l’occasione). Avevo la mia linda stanzetta da letto e da studio con bagno, balconcino invaso da nevi perenni, ornato da file di ridanciane cornacchie appollaiate sulla ringhiera, e una vista su montagne così alte ma così alte che al cielo non restava che un filo di spazio, ad altezza divinità, per esporre il suo zucchero filato su sfondo blu. Il primo incontro con una blatta orientalis avvenne di notte, nella visita rituale al bagno prima del meritato riposo della bambinaia-studiosa: nel bel mezzo del solito pretenzioso scenario con vasca da bagno a una piazza e mezza intarsiata di pseudo lapislazzuli c’era un essere colore del caffè tostato, un numero imprecisato di zampe e due antenne che in totale sprezzo della mia presenza continuavano imperterrite a dattilografare barzellette sporche. Il primo pensiero reattivo, dopo un tentativo fallito di dissociazione e teletrasporto in un mondo senza blatte, è stato: Baygon! Il secondo, con una crescita esponenziale in saggezza, è stato: comunque vado a dormire. Eppure quell’incontro mi aveva segnato memoria e fantasia come accade con i colpi di fulmine, e nei giorni successivi mi chiedevo se lo avrei incontrato ancora e dove e quando e che cosa avrei potuto fare per negoziare la pace senza spargimenti di sangue. Ma le cavità ispezionate non davano segni di vita e per qualche giorno l’ospite non si manifestò, tanto che mi ero quasi convertita all’idea della guerra preventiva dei filosofi baygoniani. Ma una notte…lo so che è difficile da credere ma una notte fui svegliata da un rumore simile alle battute sussurrate con complicità tra due amici, unici rimasti svegli ad una festa dove è trascorso un fiume alcoolico in piena. In punta di piedi e forse ancora dormendo mi introdussi sulla scena del presunto delitto ed eccoli lì, tre balordi a banchettare col sapone sul bordo della vasca. Stavolta non furono così spavaldi e al mio irrompere sul parterre si rifugiarono nel tunnel spaziale dal quale provenivano, rivelandomi così un’informazione determinante. Eppure, sarà che anch’io ero in terra straniera, sarà che averli sentiti blatterare me li aveva resi interlocutori più abbordabili, ma invece della guerra cominciò un periodo di colloqui e trattative notturne, durante il quale fu deliberato all’unanimità che ogni notte avrei fatto trovare loro, nell’ora e nel luogo convenuto, un congruo pezzo di sapone, in cambio della loro assenza durante i miei passaggi in bagno. Mancò solo la stretta di zampe ma l’accordo fu registrato e siglato dal membro più anziano dei dattilografi. Devo dire che furono assolutamente leali e più avanti, poco prima della mia partenza, in un clima di distensione, ci accordammo per incontri notturni di amabili chiacchiere tra specie, ai quali accorreva la tribù al completo, lucidata a festa.
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10/05/2005

02/05/2005
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…che le mani davvero non amano essere guidate e comandate dal pensiero e dall’intenzione. È sempre stato così: gli occhi registrano un gesto, un movimento, e le mani fremono per ripeterlo. In tutto ciò, la mia mente non è abbastanza veloce per seguire e controllare il processo di apprendimento, cosicché della maggior parte dei gesti non potrei dire che li ho imparati come ho imparato tante altre cose. Le mie mani imparano per guizzi segreti e inconsapevoli e in ciò sono fonte di continue sorprese. Capita che in un gesto spontaneo io riconosca chiaramente la presenza delle persone cui quei gesti sono originariamente appartenuti. Sono movimenti precisi al millimetro: una minima variazione di tracciato e l’effetto svanisce. Il corpo entra nel proprio ricordo come la mano in un guanto. Se non interferisco posso prolungare a piacimento l’esperienza ed è il modo che preferisco per evocare persone care, forzatamente lontane nello spazio o nel tempo.
Alcuni movimenti le mie mani li hanno imparati in fretta, ma hanno dovuto aspettare, fremendo di impazienza, che gli venissero riconosciuti. Penso a quando da bambina aiutavo mia madre a piegare le lenzuola, subito dopo averle tolte dal filo. Lei di là e io di qua, le mie braccia mai abbastanza lunghe da poter stendere la mia parte completamente, restavo impettita e in punta di piedi per aumentarmi un po’ e si piegava, prima a metà, poi ancora a metà, facendo attenzione che non si formassero pieghe, e alla fine ci avvicinavamo passo passo, io con le braccia in alto perché il lenzuolo non toccasse terra, e a quel punto dovevo lasciare la presa, mentre lei faceva quel delizioso gioco di dita con cui le due parti venivano unite, per poi piegarle ancora una volta appoggiandosi alla gamba destra leggermente sollevata. La prima volta che mia madre ha ceduto alle mie richieste e ha lasciato che fossi io a tenere il lenzuolo e a fare l’ultima mossa, ho avuto la certezza di essere diventata grande.
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