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Il calendario mi dice che domani si parte. Tra le file composte dei giorni, la malìa del 9 si è fatta di giorno in giorno più potente, risucchiando verso di sé attenzione, pensieri e sogni. I due emisferi dello stravagante organo a forma di mezza noce che alloggiamo nella testa continuano a sgomitare per arrivare primi alla succulenta mensa del prossimo futuro e fanno a gara per indovinare il menu (uno lo dipinge e lo canta, l’altro lo prevede e lo calcola; in comune hanno solo la veemenza delle gomitate a spese del paziente spazio che li separa, non per niente denominato corpo calloso). Ne consegue che il mio grado di lucidità sta beatamente scivolando sotto lo zero, dove i numeri sono così dispettosi che si fanno negare.
In breve: non capisco più nulla dall’emozione.
Ancora più in breve: au revoir!
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